
– “Sotto la cenere sta la brace ardente“. Con queste parole di speranza Roberto Saviano commenta quanto accaduto alla Città della Scienza di Napoli, andata distrutta il 4 marzo scorso a causa di un incendio doloso, le cui indagini sono ancora in corso.
“Uno scheletro sul mare. Completamente distrutto lo Science Center, il planetario, sei capannoni per dodicimila metri quadri e danni per oltre venti milioni di euro. Nulla sembra sopravvivere a Napoli. Resta il teatro, da lì bisognerà ripartire, e Corporea, cantiere fermo da tempo, l’ultima parte di museo che doveva rappresentare il corpo umano.
Chi non c’è stato, non può immaginare la bellezza di questo luogo: per descriverla bisognerebbe saccheggiare Virgilio, che di questa baia è il nume tutelare.” Così appare agli occhi di Roberto Saviano, che lo descrive dalle pagine de La Repubblica.
Il centro prende forma negli anni ’90, sul modello del parco de La Villette di Parigi di Adrien Fainsilber, a Bagnoli nell’area industriale dell’ex Italsider. Il complesso, promosso da Vittorio Silvestrini, venne realizzato dall’architetto Massimo Pica Ciamarra, socio fondatore dell’Istituto per la diffusione e valorizzazione della cultura scientifica, recuperando una delle più antiche strutture industriali della zona, la ex vetreria LeFevre.
L’area su cui sorge è quella della piana di Coroglio, ai piedi della collina di Posillipo, già scelta da Greci e Romani per un insediamento di qualità essendo ricca di sorgenti termali. Balneolis venne infatti chiamata per la presenza di una piccola sorgente d’acque che confluivano in Balneum un piccolo insediamento bucolico. Abbandonata nel corso del Medioevo, l’area fu valorizzata a seguito della “rinascita Ferdinandea” appunto da Federico II dalla metà dell’800, che vi insediò alcuni opifici ma soprattutto sviluppò l’insediamento residenziale di Bagnoli.
Dall’unità d’Italia, in nome della soluzione di problemi economici e sociali, venne scelta come sede di impianti industriali tra cui nei primi anni del “

L’immagine a fianco è stata scelta dal Fiume per questa giornata e rappresenta l’ultima iniziativa fatta da Luciano Bombarda, il tema era il “Femminicidio”.
Poiché il programma di educazione alla memoria viene concepito come itinerario didattico di conoscenza storica e di formazione personale, il percorso si conclude con la realizzazione di un viaggio-studio per le scuole, evento che contribuisce ad arricchire e consolidare l’esperienza vissuta dai ragazzi durante l’anno scolastico.
Di fronte ad un pubblico attento di circa 100 ragazzi delle scuole superiori con l’introduzione della dottoressa Francesca Panozzo, Chiara Fabian ha presentato il caso emblematico della famiglia Buchaster, che ha attraversato tutte le fasi più drammatiche della storia del primo ‘900, passando dalla Polonia alla Germania di Hitler alla fuga attraverso l’Italia fino ad incontrare la “shoah”.
Europa, Palestina e stati Uniti per dare al maggior numero di loro una chance di sopravvivenza in un mondo in fiamme.
genero di Esther Danon Ayalon ormai fratelli di sangue di Luciano, con Itzak Reichenbaum (sopravvissuto a ben tre selezioni di Mengele) e sua moglie Bella abbiamo ricordato la visita fatta nel 2009 guardando il tramonto sul mare ad Haifa.
sono raccolti alcuni dei figli e nipoti dei discendenti del capostipite Chaim, internato a Costa di Rovigo e poi deportato ad Auschwitz con la famiglia.
animatore del gruppo Abele, ha portato un gruppo di 150 genitori e figli della parrocchia di Quinto, sobborgo di Treviso, a fare memoria nei luoghi. Singolare la scelta di questa comunità di muoversi per sperimentare il viaggio di conoscenza, verso i luoghi in cui le vicende si sono svolte, non aspettando la storia a casa propria. Bella e partecipata la riunione in cui si è parlato della storia di Stienta nei secoli, ma soprattutto durante i pochi drammatici anni della seconda Guerra Mondiale.
Come ogni anno abbiamo affiancato l’attività degli educatori dentro la Casa Circondariale di Rovigo portando il prof. Antonio Spinelli a parlare dell’Aktion T4, ossia la sperimentazione delle tecniche di messa a morte sui malati di mente e sui portatori di handycapp, che venne fermata dalla rivolta morale di una parte della chiesa tedesca. Dell’Aktion T4 abbiamo parlato anche ai ragazzi della