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12 aprile 2020 – Pasqua del capretto e dell’angelo della morte

Da qualche anno, grazie ad amici veneziani, ho il privilegio di celebrare il séder di Pesach, ossia la cena della Pasqua ebraica, nella ricchezza e allo stesso tempo nella dimensione familiare del suo rito.

Ieri sera (giovedì santo per gli ebrei non per i cristiani a parte chi di religione sa poco) la cena si è svolta via Zoom, una delle tante piattaforme di video chiamate! Nel tempo di Covid-19 anche i riti religiosi si devono adeguare e così l’ebraismo come il cattolicesimo si trasformano in banchi di prova della nostra tecnologia.

La cena di Pasqua, il sèder, viene introdotta da un articolato rituale in cui la lettura dell’Haggada’ racconta della schiavitù in Egitto, delle piaghe mandate al Faraone, della fuga senza possibilità di preparare il pane, non essendoci il tempo per la lievitazione, e del passaggio del Mar Rosso con la liberazione finale. Come sempre la Bibbia è un archetipo che sintetizza la condizione dell’essere umano con i suoi momenti che si ripetono e ne’ caratterizzano l’essenza.

L’uomo è sottoposto a ristrettezze e privazioni per la sua natura terrena che rimanda ad un assoluto in cui tutto viene risolto. Il Santo Benedetto è un soprannaturale che è però tanto vicino all’uomo e lo segue nei suoi passi. Questa circolarità storica ma anche filosofica viene sintetizzata in un canto la Chad Gadya che gli ebrei di tutto il mondo cantano in molte lingue e versioni. Per far capire a tutti di che si tratta basta citare “Alla fiera dell’est” di Angelo Branduardi che ne è la versione pop. I “giudii veneziani” ne hanno una versione in dialetto che narra del “Sior pare che ga compra’ on capretto par on susetto”.   Per legare questo sèder via Zoom  ancor più ai tempi che corrono devo confessare che il 16 febbraio sono stata a Vo’ Vecchio alla presentazione di un libro sulla vicenda delle famiglie ebree padovane internate nella villa Venier dopo l’8 settembre e da qui deportate ad Auschwitz.
Dentro la villa/campo di concentramento,  c’erano alcuni bambini, prigionieri, che nel Capodanno del ‘44 diedero vita ad un piccolo spettacolo basato sul canto del Chad Gadya. Prima di essere deportati e uccisi i bambini di Vo’ rappresentarono quella circolarità del tempo dell’uomo oltre che  del popolo ebraico.

Nella storia tutto si lega e tanto più nell’ebraismo. Dal focolaio di Vo’ (piccolo borgo tra i Colli Euganeii ) è partita una piaga, sotto forma di virus invisibile, che tiene prigionieri i nostri bambini e stavolta non sono stati i Babilonesi o i Nazisti ma la natura stessa che ha colpito l’uomo duramente.
La coincidenza mi ha colpito e accompagnato in questo tempo speciale.  Da Vo’ Vecchio, alle piaghe, al canto che cura, alla prigionia, alla liberazione per alcuni ma anche alla morte per quei bambini di Vo’, tutto si tiene nel mondo e si ripete.

Il soprannaturale si offre come elemento salvifico e preannuncia, sia per gli ebrei che per i cristiani, il tempo dell’uscita dalle strettezze della schiavitù con un passaggio e una resurrezione a nuova libertà. La Resurrezione (Scrovegni)" di Giotto

31 gennaio 2020 – Sopra le nostre teste aleggia lo stesso fumo

Al teatro “Rossi” di Costa di Rovigo, per l’appuntamento annuale della Giornata della Memoria, abbiamo assistito ad un reading teatrale che l’attore Mario Palmieri ha inscenato con la collaborazione di  due giovani attori, Alberto De Gaspari e Silvia Ruberti.

Non è nostro costume parlare di memoria usando la spettacolarizzazione della Shoah ma abbiamo voluto fare un’eccezione in questa occasione perché lo spettacolo non è stato che  narrazione attraverso le parole di Elie Wiesel , di Primo Levi e di Anna Frank.

La capacità interpretativa di Mario Palmieri ha introdotto il pubblico nell’atmosfera della cittadina di Sighet che assiste, senza voler capire, al dramma della deportazione progressiva di tutti gli ebrei del luogo. Una serie angosciante di lunghe notti si succede nei pochi anni della vicenda di Elie Wiesel ragazzo. Il giovanissimo ebreo devoto e studioso della Torah,  sale tutti i gradini della disperazione dalla deportazione, attraverso la morte della madre e delle sorelle, fino alla morte del padre che era stato motivo per lui di resistere e sopravvivere.   Elie Wiesel e Primo Levi scrivono la loro esperienza senza aggiungere pathos a quando la realtà già esprime, straordinari narratori, rendono la pura realtà un romanzo ma a sua volta  il romanzo non si scosta dalla cronaca della realtà.

Narratori straordinari e con loro la giovanissima Anna Frank, ci hanno fatto emozionare lucidamente leggendo le loro opere e ancor più ascoltandole dalla voce degli attori che hanno impersonato per due ore buone le loro vite.

17 gennaio 2020 – I nostri contributi per la Memoria della Shoah

Questo il programma dell’Associazione Il Fiume dei prossimi giorni:

24/1 – RovigoIstituto Comprensivo Rovigo3 – Scuola secondaria “Casalini” ore 9.00- M. Chiara Fabian ripercorrerà le date del secondo conflitto mondiale attraverso la storia di Manfred Buchaster detto “Manni”

26/1 – Guarda Veneta Biblioteca comunale – ore 10.30 – Tommaso Begotti relazionerà su
“Le leggi razziali nel Polesine e le loro conseguenze sulla vita degli ebrei. Il caso della famiglia Blaufeld rifugiata a Rovigo”

27/1 – Provincia di RovigoSala Consigliare– ore 10.00 – Cerimonia ufficiale alla presenza delle Autorità – Drammatizzazione da parte dell’Istituto Tecnico “G. Bernini” delle vicende di Virginia Usigli ebrea di Rovigo colpita dalle leggi razziali . Con la collaborazione dell’Associazione Tera da mar.

27/1  Adria – Sala Cordella – ore 18.00 – presentazione del libro “Siamo qui solo di passaggio… La persecuzione antiebraica in Polesine 1941-1945” a cura di M. Chiara Fabian

27/1 – Occhiobello Sala Consigliare– ore 21.00-

CONSIGLIO COMUNALE APERTO PER IL CONFERIMENTO DELLA  CITTADINANZA ONORARIA A LILIANA SEGRE con intervento di M. Chiara Fabian su internamento libero e persecuzi.one antiebraica “La famiglia Wonsh a Occhiobello”

29/1 – San Martino di VenezzeCentro Polivalente Forum San Martino– ore 21.00, M. Chiara Fabian presenterà il libro “Siamo qui solo di passaggio… La persecuzione antiebraica in Polesine 1941-1945”

29/1 – Rosolina – Biblioteca – ore 20.30 il dottor Andrea Sensidoni parlerà di “Medicina ed etica ai tempi del nazismo. Dal giuramento di Ippocrate al Codice Deontologico”.

La Biblioteca Marciana – Venezia

30/1 – VENEZIA- Biblioteca Marciana – ore 17.30

con Vittorio Zaglia, Daniele Ceschin, Antonio Spinelli e Maria Chiara Fabian si parlerà dei salvati tra gli ebrei internati nelle provincie di Treviso Vicenza e Rovigo nel primo di una serie di convegni sull’internamento libero in Italia

31/1  Costa di Rovigo – Teatro Mario Rossi – ore 20.30- “Sopra le nostre teste aleggia lo stesso fumo…” – Reading Teatrale di Mario Palmieri  . Un cammino alla ricerca di echi e voci, di volti e storie che lascino spalancate le finestre della nostra coscienza sull’orizzonte della storia umana attraverso le parole di Elie Wiesel e Primo Levi

2020- Appuntamenti per il nuovo anno

Gli avvenimenti che si succedono nel nostro paese hanno come substrato comune un inasprimento dei toni della lingua che è stato sdoganato negli ultimi vent’anni.  Nei programmi televisivi si è visto e si vede di tutto. Ormai accanto ad alcune voci sbraitanti che ottengono un certo successo, se ne affiancano altre che sperano di avere lo stesso successo e hanno come obiettivo non far parlare l’interlocutore. E’ venuto per fortuna il moto salvifico delle “sardine” una aggregazione di piazza come non si vedeva dagli anni ’70, che attraverso i social (Facebook soprattutto) ha riportato le persone umane (e non è una tautologia ma un binomio di senso) ad aggregarsi sotto la guida di giovani leader che non cercano un posto di lavoro ma vogliono un cambio del linguaggio nella forma e nella sostanza.

Come Associazione il Fiume ci sentiamo un pò “sardine” ante litteram perché , come diceva Luciano Bombarda, le parole hanno sempre avuto un peso per noi e abbiamo cercato la verità del documento rispetto alla potenza dell’emozione e del prendere per lo stomaco i nostri amici.  Niente violenza, appello alla Pace e a tutto ciò che significa collaborazione e cooperazione e in questo segno vogliamo continuare ad operare.

Il lungo silenzio del sito è stato anche pausa di riflessione rispetto al troppo urlare che ci circonda.

19 aprile 2018 – La ragazza con la Leica raccontata dall’autrice Helena Janeczek a Ferrara e Adria

Doppio incontro per Il Fiume , a Ferrara e Adria per presentare il libro “La ragazza con la Leica” di Helena Janeczek sulla figura di Gerda Taro, compagna e ispiratrice di Robert Capa.

Roberto Muroni, storico,  con Chiara Fabian in collaborazione con ISCOFE ne parlerà alle 17.00 nella Sala dell’Arengo presso il Municipio di Ferrara.

Alla 21.00 ad Adria presso il MAAD (Museo Arte di Adria e del Delta) in Corso V. Emanuele,  l’Associazione il Fiume  e i rappresentanti di importanti istituzioni ritroveranno l’autrice per altri spunti di riflessione.   A introdurre l’incontro segue una nota di Cristiana Cobianco collaboratrice di REM (Ricerca Esperienza Memoria) il periodico di cultura del Delta del Po.

“E’ di evidente attualità l’incontro con Helena Janeczek, autrice del libro “La ragazza con la Leica”, giovedì 19 aprile alle 21:00 presso il MAAD di Adria in Corso Vittorio Emanuele.    L’incontro organizzato dall’Associazione Il Fiume” (http://www.associazioneilfiume.it/) in collaborazione con MAAD (http://www.museomaad.it/), Fondazione Bocchi (http://www.fondazionecarlobocchi.it/la-fondazione/), Voci per la Libertà Amnesty Rovigo (http://www.vociperlaliberta.it/) e l’Associazione Nazionale Partigiani sez. di Rovigo si inserisce in un momento storico particolare in cui temi quali guerra civile, rifugiati, giornalismo d’indagine e fotografia di guerra sono ancora di grande attualità. A partire dal passato la vicenda di Gerda Taro ci aiuta ad affrontare il presente.

L’Associazione “Il Fiume” è da anni impegnata a raccontare la grande storia partendo dalle storie individuali per ragionare e cercare di capire anche il nostro presente; Amnesty international cerca puntando i riflettori sui singoli di far valere i diritti universali dell’uomo; l’Associazione Nazionale Partigiani cerca di non farci dimenticare il coraggio della resistenza ai fascismi che in Spagna ha visto i primi caduti. Tutti insieme si sono dati appuntamento al MAAD con la scrittrice Helena Janeczeck, intellettuale che ha nella cassetta degli attrezzi molte storie individuali e autobiografiche per aiutare la comprensione di meccanismi umani, troppo umani fino a diventare eroici.

La scrittrice e’ cofondatrice della rivista culturale “Nazione Indiana” e collabora con la rivista letteraria fondata da A. Moravia e P.Pasolini “Nuovi Argomenti”. Sicuramente da leggere anche “Le rondini di Montecassino” libro precedente è un mosaico di storie e tempi che aiutano a comprendere da più punti di vista la situazione storica della seconda guerra mondiale  in Italia partendo da una battaglia. Ne “La ragazza con la Leika” , invece, si parte da alcuni fotogrammi che Helena Janeczek descrive e compara all’inizio delineando pian piano il ritratto di una donna coraggiosa, artista nel senso più alto del termine, di quando l’arte serviva a far crescere e a svegliare le coscienze.

Gerda Taro frequenta gli intellettuali antinazisti nella Francia degli anni venti e giovanissima parte per la Spagna per testimoniare i coraggiosi che al fascismo tentano di resistere. “Da vicino” Gerda voleva fotografare da vicino con la sua Leica, perchè le foto venivano meglio e per questo era disposta a rischiare anche la vita. E così andò che la foga di documentare le costò il respiro, schiacciata sotto un carrarmato nell’epica battaglia di Brunete.

Foto che riuscivano con sensibilità a cogliere la guerra vista anche dai civili, dai bambini e non solo dagli eroi combattenti. L’inferno vissuto assieme al compagno Robert Capa, con cui in quegli anni condivise lavoro, vita, pericoli e arte. Ma forse proprio questa morte prematura a ventisette anni non ha permesso che Gerda trovasse una sua autonomia storica e artistica, tanto che Helena Janeczek decide di farcela raccontare da altri due uomini Willy Chardack lo spasimante borghese, Georg Kuritzkes il fidanzato rivoluzionario. La guerra di Spagna vede le donne scendere in campo, non solo Gerda Taro ma anche una delle prime corrispondenti di guerra Martha Gellhorn. Anche lei, sempre associata ai cinque anni di matrimonio con Hemingway, è uno sguardo diverso alle vicende degli ultimi, dei civili. Donne che hanno affascinato artisti, intellettuali, rivoluzionari per il loro coraggio e per il loro talento.     Dal Medio Oriente, ai diritti umani dei rifugiati, dalla guerra vista dai civili all’autonomia e indipendenza artistica femminile, di tutto questo approfondiremo al MAAD con l’autrice presentata da Chiara Fabian instancabile ricercatrice di storie di passaggi. E ci piace concludere proprio con una citazione dal libro frutto della ricerca dell’Associazione il Fiume “… Siamo qui solo di passaggio” perchè pensiamo che incontri e libri di questo tipo servano proprio a renderci tutti più civili.              “Vedi, ci sono ancora deboli residui di civilizzazione rimasti in questa barbara carneficina che un tempo era conosciuta come umanità.”

“Grand Hotel Budapest”, dal film di Werner del 2014 ispirato all’opera di Stefan Zweig

Per approfondire consigliamo il sito della scrittrice con le foto e il materiale relativo alla ricerca su Gerda Taro http://www.helenajaneczek.com/

Cristiana Cobianco