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27 gennaio 2014 – Contro il giorno della memoria

locandina originaleDice Elena Loewenthal (Contro il giorno della Memoria) che …”c’è la vaga consapevolezza che, in fondo l’Europa abbia ancora da fare i conti con quella memoria. Che non è degli ebrei, perchè gli ebrei ci hanno messo “soltanto” i morti, in questa storia. La memoria della shoah è di tutti gli altri, fuorchè degli ebrei.”

In sostanziale accordo con questa asserzione continueremo a parlare di storia dell’Europa del ‘900 negli incontri che elenchiamo di seguito in sintesi per gli amici che vorranno seguirci.

27.01.2014 Castelmassa – Biblioteca Comunale ore 21.00. Presentazione del sito “I nomi della shoah italiana a partire dalla storia della famiglia Haas” a cura di M.Chiara Fabian

28.01.2014 Stienta – Aula magna scuole medie ore 21.00. La storica Sara Valentina di Palma presenta il suo libro “Se questo è un bambino. Infanzia e Shoah”.

29.01. Ficarolo – Aula magna scuola media “A.Frank” ore 9.00 e Melara – Sala Verdini ore 11.30 la dottoressa Sara Valentina di Palma parlerà ai ragazzi delle scuole del tema “Infanzia e Shoah”

18.02.2014 Casa circondariale di Rovigo – ore 15.00. A.Tincani e M.Chiara Fabian presenteranno il film “L’oro di Roma”

febbraio 2014 . Polo Tecnico IIS Adria . Matteo Marani presenterà il libro “Dallo scudetto ad Auschwitz” storia dell’allenatore ebreo Arpad Weisz ucciso ad Auschwitz con la famiglia.

 

 

 

30 dicembre 2013 – Auguri dal Fiume

auguri 2013

 

L’anno della grande crisi, annunciata, scongiurata ed in fine arrivata, per il Fiume è stato anche l’anno della ripartenza dopo la perdita di Luciano.

Non è stato facile sostenere lo sforzo di fare tutto senza Luciano Bombarda. Lui, motore non certo immobile, della nostra piccola ma attiva Associazione, teneva i contatti, telefonava agli ospiti e amici, tallonava le Amministrazioni pubbliche per tenere alta l’attenzione sui temi che ci stanno a cuore, scovava le persone di spessore prima che il resto del mondo si accorgesse di loro!

Noi, sparuto gruppo sostenuto dalle molte attestazioni di affetto nei confronti di Luciano ma anche della nostra decisione di tenere vivo il Fiume, abbiamo fatto del nostro meglio e nel bilancio di quest’anno abbiamo messo alcune iniziative di tutto rispetto.

Per primo abbiamo onorato gli impegni della Giornata della Memoria 2013, abbiamo invitato Titti Marrone a presentare il suo libro sulla crisi della classe che oggi dovrebbe guidare il paese, abbiamo celebrato la storia di Matteotti e del suo impegno con un incontro alla casa Museo di Fratta Polesine. Abbiamo portato in Polesine per un prestigioso concerto sui suoni che uniscono il Mediterraneo, la cantante e amica Miriam Meghnagi.

Abbiamo ripreso gli approfondimenti storici con un viaggio a Rijeka e parlato di 8 settembre attraverso l’occupazione italiana nell’Ex-Jugoslavia con lo storico Eric Gobetti.

Ci accingiamo a dare il nostro contributo alla Giornata delle Memoria della Shoah a partire dalle iniziative già concluse che ci hanno visto, con Liliana Picciotto, a presentare il sito “I nomi della shoah italiana” ai ragazzi delle scuole di Ferrara e Rovigo e al MEIS (Museo dell’ebraismo e della shoah).

Oggi in Italia c’è un magma che fermenta, statistiche indicano che il popolo non ama la democrazia, forse perchè non ben rappresentata, e qualcuno è pronto a fare cattivo uso di una esasperazione che, a grattar bene, è frutto di colpe collettive.

Chi ha governato fino a ieri, prendendo a piene mani dai forzieri, ora si scaglia contro chi è subentrato e trova le casse vuote, ma questi ultimi, dopo aver approfittato a loro volta, sulla scia dei cattivi maestri, fanno fatica a raddrizzare la barra.

Nel mare in tempesta speriamo tutti in una pronta bonaccia che consenta di ricostruire piano piano una coscienza civile e una onestà responsabile e ci facciamo gli auguri che questo accada al più presto!

Il 17 dicembre ci siamo ritrovati con gli amici più cari, nel nome di Luciano, per un brindisi a lui e a noi tutti ma una bella risata, come lui avrebbe voluto, non ci è riuscita… speriamo che in futuro sia più facile.

 

 

 

16 ottobre 2013 – 70 anni dal rastrellamento degli ebrei di Roma

via resella roma

Volevamo parlare della terribile data del 16 ottobre 1943 quando gli ebrei romani, dopo l’estremo tentativo di salvezza con la consegna di 50 kg di oro a tedeschi occupanti, vennero catturati e raccolti per essere inviati ad Auschwitz dove vennero sterminati.

Siamo costretti, invece, a ricordare come ignoranza e superficialità della stampa e della pubblica opinione e forse anche della giurisdizione, hanno consentito di accettare che Erik Priebke, l’assassino di 356 giovani di estrazione diversa uccisi alle Fosse Ardeatine dopo l’azione partigiana di via Rasella, trascorresse gli ultimi anni, dei 100 vissuti, a Roma fianco a fianco con i discendenti delle sue vittime.

Le vittime hanno dimostrato fino in fondo cosa differenzia i giusti dagli ingiusti. 
I primi hanno lasciato vivere senza attuare vendette postume, i secondi hanno ucciso senza pentimento e senza ritrattazione e lo farebbero ancora proprio per il loro status di ingiusti. 
Non possiamo però stupirci che, alla fine, la società civile si opponga ai suoi funerali a Roma e alla sua sepoltura nel nostro paese.

L’Italia non ha voluto conoscere una parte della sua storia contemporanea, non ha fatto i conti con il suo passato fascista che si è mescolato con la ricostruzione postbellica ed è stato alimentato fino ad oggi, trovando anche un posto in parlamento.

Non a caso le autorità fasciste furono i diretti collaboratori dello sterminio degli ebrei italiani e stranieri. Furono i Prefetti e i Questori del regime fascista a raccogliere gli elenchi con i nomi di tutti gli ebrei presenti in Italia e a preparare la strada, se non a collaborare direttamente con le SS, alla consegna di tutti gli ebrei che non capirono e non scapparono in tempo.

Da Roma a Costa di Rovigo, tutti erano schedati e tutti vennero presi uno ad uno.

1023 persone da Roma,  ma dai nostri paesi della provincia di Rovigo gli Shloss, i Buchaster, gli Haas e molti altri.
Pochissimi tornarono da quella che viene fatta passare anche oggi come una “disinfestazione dai pidocchi”, peccato che pidocchi fossero considerati gli ebrei, diventati numeri ad opera di una precisa , insistente e continua opera di propagand16 ottobre 43a e disinformazione nazista.   
In questo giorno a Roma le manifestazioni in memoria della razzia del ghetto ricorderanno anche l’anniversario della scomparsa, il 1 ottobre dello scorso anno, di Shlomo Venezia, uno degli ultimi che aveva visto con i suoi occhi quello che gli i “sommersi” , come li chiamava Primo Levi, non potranno mai raccontare.

Per fortuna esistono documenti, lettere, ordini scritti, testimonianze incrociate, registrazioni e filmati che potremo mostrare e spiegare ai giovani delle scuole.

A loro andranno la nostra attenzione e il nostro lavoro.

 

8 settembre 2013- La Patria è mobile…da La Stampa

internati militari in campo di concentramento

Quando al G20 sulla Siria hanno fatto la conta delle nazioni schierate con Obama e di quelle che concordavano con la posizione opposta sostenuta da Putin, un solo Paese si è ritrovato inserito in entrambi gli elenchi. Inutile scriverne il nome. Lo conoscete dai tempi della scuola, dai libri di storia dove leggevate di questo popolo di mercanti e mediatori apparentemente astutissimi che non aveva mai finito una guerra, un conflitto, un litigio per il parcheggio dalla stessa parte in cui lo aveva iniziato. La terza guerra di indipendenza, per dirne una, fu un tripudio di equilibrismi e giravolte come non se ne vedono neanche al Cirque du Soleil. Alla fine, pur perdendo tutte le battaglie, riuscimmo nell’impresa di riportare a casa il Veneto. L’imperatore francese Napoleone III commentò sprezzante: «Ah, gli italiani, ancora una sconfitta e mi avrebbero chiesto Parigi!» Dopo Caporetto e la «vittoria mutilata» che ne seguì, saltò su un dittatore smanioso di trasformarci in antichi romani. Ci trascinò in una catastrofe e non trasformò un bel nulla. La mattina di settant’anni fa, il re che da poco lo aveva fatto arrestare ricevette l’ambasciatore nazista per rassicurarlo sulla fedeltà all’alleanza con la Germania: il giorno seguente sarebbe stato l’Otto Settembre.  Considerati i precedenti, la partita doppia sulla Siria rappresenta una bazzecola. Siamo d’accordo con Obama nel ritenere Assad un criminale di guerra e siamo d’accordo con Putin nel non volerlo bombardare. È così complicato? A me sembra di una chiarezza cristallina. Ma non faccio testo: sono un italiano.   M.G.

Non ce ne voglia Massimo Gramellini se riportiamo integralmente il suo breve pezzo su La Stampa che, riferito all’odierno clima di guerra, riporta l’attenzione sulla data dell’8 Settembre, una data emblematica che ricorda come l’Italia entri ed esca dalle guerre senza che chi la guida abbia la giusta capacità di valutarne le conseguenze.

L’Italia entra in Guerra nel giugno del 1940 perché Mussolini illude un popolo che una guerra è salvifica e corroborante del carattere italico (quale?), sa che gli italiani hanno bisogno di sentirsi forti, specie con i deboli e specie dietro le corazze di qualcun altro.   Sa che gli Italiani seguono qualunque bugiardo, strafottente che rubi, ma alla grande, e si presenti bene. E’ storia vecchia e ricorrente a parte qualche parentesi in epoca romana di qualche tribuno che aveva a cuore il buon governo, per il resto sono i più strafottenti ad avere la meglio sui giusti e corretti.

L’Italia esce dalla guerra l’8 settembre del 1943 dopo che il Fascismo era imploso dall’interno per incapacità di sostenere ancora il peso di una guerra che stava massacrando il paese, ma lo fa con un voltafaccia verso gli alleati tedeschi che porta a conseguenze disastrose.  Dopo l’armistizio firmato da Badoglio con le Forze Alleate, la guerra continua altri due anni ma contro i tedeschi che compiono ogni sorta di nefandezze tra le quali quella di intensificare lo sterminio degli ebrei italiani e di quelli stranieri che in Italia avevano trovato provvisorio e “precario rifugio”.

Da qui inizia la ricerca de “Il Fiume” sull’Internamento libero, perché da questo momento le storie delle famiglie internate in Polesine prendono vie diverse con esiti opposti. C’è chi si salva per fortuna, coraggio e sostegno degli italiani onesti, c’è chi soccombe, arrestato da tedeschi e fascisti per essere condotto ai campi di sterminio.

Non solo gli ebrei vedono cambiare il loro destino, una pagina dolorosa è quella che racconta degli IMI ovvero gli Internati Militari Italiani che dopo l’armistizio rifiutarono di combattere con la Germania, lasciati soli e confusi nelle isole della Grecia o nelle steppe dell’Est e vennero uccisi sul posto o deportati nei campi di prigionia.

Celebrare i 70 anni da quell’8 settembre, oggi per noi significa contrastare tutti coloro che cercano di far rivivere quei miti e ideologie che si nutrono  menti deboli, confuse da birre e alcol ed educate all’odio dalla crisi economica dell’occidente industrializzato.

Chi pagò le conseguenze di quell’8 settembre ha sofferto inutilmente, senza riuscire ad insegnare che la guerra è una cosa orribile per tutti, che la patria e la ragione sono mobili, non stanno mai in un posto fisso e combattere, armi alla mano, per l’una o l’altra parte è una sconfitta per l’umanità.