Archivi categoria: memoria

Negare l’esistenza dell’Olocausto significa uccidere una seconda volta vittime innocenti. Cancellare la memoria è tipico dei regimi totalitari. Bisogna reagire contro queste pratiche con la massima energia.
Nicolai Lilin

Giornata della Memoria 2012- Il lungo percorso de Il Fiume

In queste sere nebbiose d’inverno, il cammino della Memoria è ripreso con tanti piccoli e grandi incontri che, per smentire l’appunto sentito talvolta sulla Giornata della Memoria, per “Il Fiume” non sono solo una giornata nel corso di un’ anno.

E’ toccato a Ficarolo aprire le giornate di conoscenza, grazie all’intervento  nelle scuole medie, di Maria Pia Bernicchia che ha presentato la vicenda dei “20 bambini di Bullenhuserdamm”, sacrificati dai Nazisti per esperimenti medici di dubbia utilità, e dei quali la ricercatrice di Verona ha indagato la sorte con passione materna. 

il rabbino Caro Il rabbino di Ferrara Luciano Caro, con la verve e la vivacità che lo contraddistinguono, ha invece intessuto con i ragazzi della Scuola Media San Bonifacio di Rovigo, un dialogo sul pregiudizio di grande efficacia.

A Polesella, la dottoressa Francesca Panozzo, ha fatto una carrellata sul percorso che ha portato dalle leggi razziali, e quindi dalla perdita dei diritti civili della popolazione ebraica italiana, alla Shoah che non ha risparmiato né gli ebrei stranieri rifugiatisi in Italia negli anni ’30, né gli inconsapevoli ebrei italiani, spesso appartenenti al Partito Fascista fin dalla prima ora.

Appuntamento importante con la scrittrice Daniela Padoan, che ha presentato a Costa di Rovigo, nella biblioteca “M. Buchaster” il suo libro, Come una rana d’inverno (ed. Tascabili Bompiani), intervista a Liliana Segre, Goti Bauer e Giuliana Tedeschi, tre donne internate ad Auschwitz e sopravvissute, ciascuna col proprio portato speciale di esperienze ed emozioni.
La “shoah delle donne” non è meno dura di quella degli uomini, semmai è diversa e sicuramente più ricca di sfumature, che segneranno le sopravvissute per tutta la loro vita, e che solo una grande sensibilità dell’intervistatrice, può aprire e mettere a nudo.

La narrazione ha bisogno delle domande solo come sostegni formali, eppure tutto è fuorché un monologo. E’ piuttosto un serrato dialogo con il silenzio dell’altro, il silenzio parlante di colui che ascolta. Senza la domanda muta – quella domanda che non può essere contenuta nelle misere formulazioni di un’intervista (come non vergognarsi ogni volta che si nomina l’innominabile, quello che non avrebbe mai dovuto essere?)- il racconto non va avanti. Il narrante chiede un’autorizzazione  all’altro che ascolta e al tempo stesso ne saggia ad ogni passo l’affidabilità o, per meglio dire, la decenza.”

Però bisogna esserci e chiedere. E’ stata l’assenza di domanda a tenere le donne confitte nel silenzio, per tanti anni(“Come una rana d’inverno”)

La bellezza dell’intervento di Daniela Padoan sta molto in questa analisi dell’approccio al testimone che è ben descritta nella parte conclusiva del suo libro, ma anche in molti momenti della sua conversazione con il pubblico.  Per avvicinarsi alla drammaticità della Shoah, ci vuole disposizione d’animo di chi ascolta, volontà di “fare spazio dentro di sé” per accogliere l’altro e il suo strazio.

Non facile emozione, dunque, e non solo lucidità dello storico, come approccio alla Shoah, ma anche una terza via, quella del rispetto e dell’affetto verso chi è sopravvissuto, per una sorta di risarcimento morale mai conclusivo.

E’ la via del Fiume, che in questi anni di ricerche ha cercato di trovare un modo giusto per confrontarsi con l'”enormità del male”, grazie all’aiuto ed al contributo di tutti gli ospiti che man mano si sono avvicinati e avvicendati ai nostri incontri.

27 GENNAIO 2012 “Giornata della Memoria”

auschwitzSi avvicina il 27 gennaio 2012, “Giornata della memoria”, come sancito dalla Legge 211 del 20.07.2000.

Le iniziative di enti, istituti scolastici, associazioni, comunità ebraiche, pubbliche amministrazioni si delineano e vengono rese pubbliche. 
I programmi si susseguono fitti e, con tagli diversi, cercano di proporre una visione della “shoah” più completa e articolata possibile.

Per ora i testimoni sono chiamati a fare la loro parte dolorosa, ma al loro fianco storici e studiosi preparati iniziano a dare il loro apporto affinchè, sapere “quel” che è stato e soprattutto “come è potuto accadere”, possa tracciare una linea rossa da seguire per scongiurare il pericolo che tutto si ripeta.

Il Fiume, sarà presente negli appuntamenti previsti in provincia di Rovigo con il seguente calendario.

 
Martedì 17 gennaio   ore 10.00 – FICAROLO , Scuola media “Anna Frank”, la relatrice   Maria Pia Bernicchia racconterà le vicende de   ” I 20 bambini di  Bullenhuserdamm” , sarà presente  Franco Levi,  figlio di Bruno Levi, unico ebreo di Ficarolo, ucciso ad Auschwitz

 – Venerdì 20 gennaio   ore 09.30 –   ROVIGO ,    Ist. Comprensivo Rovigo 1 –  Scuola Media “G. Bonifacio” ,  “Shoah e pregiudizi”    incontro sul tema con il Rabbino Capo di Ferrara  Rav  Luciano  Caro

 – Venerdì 20 gennaio   ore 20.45- POLESELLA ,  Sala  “Agostiniani” , la dottoressa Francesca Panozzo nella relazione  ” Dalle leggi razziali…alla Shoah”


Sabato 21 gennaio    ore  20.45 – COSTA di ROVIGO ,  Biblioteca Comunale  “Manfred Bernhard Buchaster”,  ospiterà la giornalista Daniela Padoan che proietterà il documentario prodotto per la RAI  ” Come una rana d’inverno. La Shoah delle donne “

 Lunedì 23 gennaio   ore 13.30 –  ROVIGO ,  Casa Circondariale , la giornalista Danielaauschwitz Padoan parlerà di   “Shoah  e  Memoria”

Mercoledì  25 gennaio   ore 11,00 – COSTA di ROVIGO ,  Istituto Comprensivo, la dottoressa Nella Roverì parlerà della vicenda dei Ragazzi di Villa Emma nell’incontro   “Villa Emma. I ragazzi ebrei salvati”

Venerdì 27 gennaio ,  
CENTO   (Fe) relazione della dottoressa  Ilaria Pavan della Scuola Normale Superiore di Pisa

Sabato 28 gennaio   ore  11.00 –  CASTELMASSA ,   ITAS  “Munari” , la dottoressa Ilaria Pavan relazionerà sul tema  ” Le responsabilità italiane nella Shoah”

Sabato 28 gennaio  –  BADIA POLESINE ,  Liceo  “L. Einaudi”,  il relatore Luca Bravi parlerà della “shoah” del popolo rom-sinto nell’incontro  ” Porrajmos. Riflessioni tra passato e presente”

 Lunedì 30 gennaio  ore 11.00 –  FERRARA ,    Liceo Scientifico  “Roiti”,  la professoressa Maria Pia Bernicchia relazionerà su  ” Le donne nella Shoah”

Martedì  31 gennaio   ore 17.30 –   ROVIGO,    Archivio di stato , i massimi esperti dell’argomento, gli storici professor Klaus Voigt e Carlo Spartaco Capogreco, parleranno dell’ ” L’internamento libero nell’Italia fascista (1940-1943)”

 – Mercoledì 1 febbraio  –   FERRARA  ,  Liceo Classico “L. Ariosto”,  gli storici professor Klaus Voigt e la dottoressa  Christina Köstner presenteranno il libro  “Rinasceva una piccola speranza . L’ esilio austriaco in Italia (1938-1945)”


 – Mercoledì  7  marzo   ore 11,00 –   ROVIGO ,   Ist. Compr. Rovigo 1 – Scuola Media “G. Bonifacio” , presentazione della ricerca:   ” L’internamento libero in Polesine 1941-1945 “relatori    Maria Chiara Fabian  e  Luciano Bombarda   

9 settembre 2011- Rachel Kopp ospite de “Il Fiume “

La preparazione all’11 settembre de “Il Fiume” è passata attraverso un’incontro straordinario quello con una giovane americana, avvocato di Philadelphia, Rachel Kopp, anni 33, figlia di Teodor Kopp, nato a Papozze, da Eduard Kopp e Rosalia Katz provenienti da Lubiana ed internati a Papozze, cittadina vicino ad Adria (Ro), dal giugno del 1942.

Rachel e il marito Terry, in viaggio in Italia, hanno inserito nella loro vacanza l’incontro con la storia della loro famiglia per capire e ricostruire i fili e gli intrecci che consentono ad una vita di nascere e ad altre di terminare o di non essere mai.

Dalla metropoli della Pensilvanya la giovane ha contattato la nostra Associazione e ben volentieri le abbiamo spiegato e mostrato i luoghi in cui i suoi nonni Eduard e Rose, ebrei di origine tedesca arrivati dalla Jugoslavia per sfuggire alla persecuzione nazista, sono stati internati dal giugno del ’42 fino all’8 settembre del ’43.

Confinati a Costa, vengono indirizzati a Papozze dove la famiglia Modonesi, padre, madre e 5 figli, vive in una grande casa dentro la golena del Po, in cui in una stanza vengono alloggiati i Kopp e nell’altra i Moskovic, padre e due figli sempre dalla jugoslavia.

La vita dei confinati si svolge tranquilla per circa 2 anni e, nella casa di Papozze, nasce anche il piccolo Theodor, 21 luglio 1943, giusto in tempo per affrontare con i genitori la fuga dopo l’8 settembre.

i fratelli Modenesi e Rachel KoppLe sorelle Maria e Amalia Modonesi ed il fratello Gentile accolgono la giovane americana, figlia del piccolo Teodor, confondendo i legami parentali, ma riconoscendo in lei alcuni tratti dei nonni, che per anni, dopo la guerra, sono rimasti in contatto epistolare con la famiglia Modenesi .  

Con simpatia ed affetto raccontano di come il nonno Edo si fosse integrato così bene nella comunità da parlare addirittura il dialetto papozzano, mentre la nonna, una giovane delicata viennese, andava a Po a prendere il sole con l’amica moglie del farmacista.

Le sorelle Amalia e Maria, con l’aiuto del fratello Gentile, raccontano e Rachel si sforza di capire, nel suo italiano appreso in 5 mesi di studio a Firenze, ma sufficiente a creare un contatto con la famiglia della sperduta provincia italiana che ha fatto parte della sua storia. 

Il viaggio e l’incontro sono di quelli tra mondi distanti nel tempo e nello spazio ma che lasciano grande emozione. Dopo Papozze l’obbligo è la visita a Venezia ma, durante il viaggio, a Rachel e Terry piace guardarsi attorno e sprofondare nel paesaggio dell’Italia minore, dei borghi e delle campagne in questo settembre così afoso. 
Alla fine del viaggio Rachel e Terry hanno raggiunto l’America ricchi di maggiori conoscenze, ma soprattutto di emozioni e di voglia di tenere aperto questo legame con l’Europa e l’Italia che si è aperto  straripante grazie al” Il Fiume”.

Eduard e Rose Kopp nelgli anni '50Rachel Kopp con la famiglia ModenesiEduard e Rose Kopp negli anni ’50

Rachel e Terry con la famiglia Modonesi – settembre 2011

16 febbraio 2011- Venezia accoglie uno dei più lucidi testimoni della shoah

amos luzzato e shlomo venezia


Salomone Venezia figlio di Isacco
Venezia e Angel Doudoun, nato a Salonicco ma ebreo italiano con origine a Venezia, dove i suoi documenti sono conservati all’anagrafe del Comune, è tornato nella città che ha dato il nome alla sua famiglia, non come turista ma come membro della sua comunità grazie all’invito del prof. Shaul Bassi, e del Consiglio dell’Ateneo Veneto.

Dopo che il libro “Sonderkommando Auschwitz”, scritto con la giornalista Béatrice Prasquier, è stato tradotto in 23 lingue e dopo che l’Unesco ha celebrato la giornata della memoria 2011, invitando Shlomo Venezia come testimonial di eccellenza, finalmente anche la città di Venezia ha accolto la sua straordinaria voce nell’incontro di mercoledì 16 febbraio.

La sala dell’Ateneo nel Campo San Fantin, si è riempita di persone giovani e meno giovani, molti i membri della comunità ebraica di Venezia e tra tutti Amos Luzzato, attuale presidente della comunità.

Dal tavolo dei relatori Michele Gottardi, presidente dell’Ateneo, e Simon Levis Sullam, giovane storico di Cà Foscari, hanno introdotto la serata con i saluti e i ringraziamenti da parte del Sindaco e dell’assessore alla Cultura della città, oltre che con una presentazione molto precisa che ha sottolineato l’unicità della testimonianza di Shlomo Venezia.

i coniugi Venezia con luciano bombardaGli amici de “Il Fiume” sanno con quanta lucidità e forza instancabile Shlomo racconti le vicende della sua vita altrimenti oscura, se non fosse stato per l’accanimento nazista a sterminare metodo industriale facendolo diventare uno degli ingranaggi del sistema.

Il suo racconto è sempre il più scarno possibile, perché è difficile trovare le parole per dire quel che ha vissuto, e quando parla del compito cui era destinato deve usare la parola “lavoro” perché la più neutra da emozione e la più vicina a quello che i nazisti avevano creato. Una catena di montaggio dell’orrore in cui i membri del “sonderkommando” svolgevano un lavoro a “tempo determinato”, fino alla loro stessa uccisione perché testimoni scomodi.

Più volte abbiamo sentito la sua testimonianza ma questa volta la sua forza viene ravvivata dal luogo e dall’occasione. Per merito dei membri del Consiglio dell’Ateneo Veneto, prestigiosa istituzione culturale della città di Venezia, la testimonianza così unica ha avuto una cornice degna che nemmeno il tempo inclemente è riuscito a scalfire.

Così l’incontro ha tenuto incollati alla voce di Shlomo i molti presenti, attenti e partecipi fino alla fine, quando, dopo l’abbraccio di Amos Luzzato, tutti hanno avuto il tempo di salutare e avvicinare Shlomo per avere la sua firma sul libro, a suggello di una giornata particolare.

La pioggia insistente ha impedito ai coniugi Venezia, nel corso della giornata, di uscire e fare una visita alla città, in compenso l’instancabile Marika si è avventurata all’anagrafe di Cà Farsetti, dove un funzionario ha confermato che lo stato di famiglia di Shlomo Venezia è presente e annovera, accanto ai genitori Isacco e Angel, i figli Mosche (Moisè – Moritz, il fratello sopravvissuto ad Auschwitz), Salomone-Shlomo, Rachel (la sorella maggiore anche lei sopravvissuta al campo), le piccole Maria e Marta (uccise con la madre all’arrivo al campo).

Confermata dall’anagrafe veneziana, l’appartenenza alla città ora resterebbe da scoprire attraverso gli archivi storici o della comunità ebraica, quando dalla Spagna arrivò la famiglia dei perseguitati, senza cognome, che come altri cercò scampo e lo trovò, anche se provvisorio, nella Serenissima.    Chissà che questo ritorno non sia anche un riavvicinamento al lontano passato e non possa, col tempo, aggiungere un tassello alla storia di Shlomo Venezia.

1 febbraio 2011 – Badia Polesine incontra la “shoah”

 

l'abazia benedettina

L’istituto Tecnico “L.Einaudi” di Badia Polesine in provincia di Rovigo,  grazie al lavoro della prof. Chiara Mora, del corpo docenti e della dirigenza, sta svolgendo da tempo un percorso di approfondimento sul tema della “shoah” in collaborazione con  l’Associazione Il Fiume, che ha portato quest’anno a due appuntamenti di grande rilievo.

Prima tappa martedì 25 gennaio. Maria Pia Bernicchia, autrice del libro “Chi vuol vedere la mamma faccia un passo avanti…” (Proedi editore, 2009) ha raccontato ai ragazzi la storia dei 20 bambini selezionati ad Auschwitz da Joseph Mengele “l’angelo della morte” per esperimenti sulla tubercolosi. I bambini, trasferiti al campo di concentramento di Neuengamme, vicino ad Amburgo, furono tenuti in vita fino all’aprile del 45 quando, avvicinandosi l’arrivo degli inglesi, i nazisti decisero di ucciderli per far sparire le prove delle loro pratiche assassine.

Il libro di Maria Pia Bernicchia e la mostra, allestita nell’aula magna dell’Istituto, parlano anche dell’unico bambino italiano presente tra i 20 di tutta Europa, il piccolo Sergio de Simone, che con la madre, la zia e le cuginette Andra e Tatiana Bucci era stato deportato ad Auschwitz, dalla risiera di San Sabba a Trieste, nell’aprile del 1944.

A Sergio de Simone e alle  cugine è dedicato un altro bel libro della scrittrice e giornalista del “Mattino” di Napoli, Titti Marrone che in “Meglio non sapere” (Editori Laterza,  2009), ha ricostruito le vicende delle famiglie nel campo e dopo la liberazione, fino al ricongiungimento delle bambine sopravvissute, con la madre.

La seconda tappa del percorso è stato l’appuntamento del 1 febbraio. Nell’aula magna dell’Istituto si affacciano assieme a Maria Pia Bernicchia, la scrittrice Titti Marrone e le due sorelle Bucci, e allora la storia si fa concreta e tangibile, passando dalla pagina del libro alla voce commossa di Tatiana e Andra, 6 e 4 anni al momento della deportazione.

Il miracolo della loro vicenda rivive accompagnato dal racconto di Titti Marrone che, con l’amore che prova solo chi riesce a condividere un’esperienza, porta per mano le due donne a ripercorrere l’orrore del campo ed il dolore delle vicende che seguirono la liberazione.

le relatrici

                                 Da sinistra M.Pia Bernicchia, Tatiana, Andra Bucci e Titti Marrone

La storia sta tutta nel libro che consigliamo agli amici, ma la straordinarietà della mattinata trascorsa dai ragazzi della scuola di Badia, sta nell’aver assistito a come, con amore, si può parlare e far rivivere anche l’orrore in modo che questo si traduca in conoscenza per chi non sa, e non semplicemente  in odio, disperazione o rabbia.

“Non possiamo perdonare” ha detto Andra rispondendo ad una domanda che spesso ricorre negli incontri di questo genere, e giustamente si perdona chi si ravvede e chi ammette i propri torti, ma, troppo spesso, le difese di criminali nazisti e di collaboratori fascisti si sono nascoste dietro l’obbedienza agli ordini.

Un uomo che sia veramente un uomo,  non può obbedire ad un ordine se questo è ingiusto. Così da Titti Marrone è venuto l’invito ai ragazzi a “non obbedire” senza passare al vaglio della ragione e della coscienza l’ordine che si riceve.

Daniela Padoan, un’altra scrittrice che ha raccolto testimonianze di donne sopravvissute al campo di sterminio, ha parlato del “pudore” che si prova a chiedere a una persona di ricordare cose tanto tragiche, in effetti si ha quasi vergogna a far rivivere il dolore, ma il modo in cui Titti Marrone ha condotto piano piano le straordinarie sorelle Bucci a parlare, è senz’altro una lezione di umanità oltre che di capacità di una grande giornalista.

Il tempo lenisce il dolore ma la memoria è un dovere difficile e necessario, perché deve cancellare il tempo e riportare tutto a galla, in modo da poter dire, assieme agli storici, che “questo è stato”. 
Grazie Andra, e grazie Tati.

 Bernicchia, tatti e andra bucci

M.Pia Bernicchia, Tati e Andra Bucci con Titti Marrone 

tat

la mostraIl pannello della mostra su Sergio de Simone